Taxi Driver

Ero stanco, distrutto. Dopo un viaggio di un giorno intero dalla Polonia e poi in treno da Roma per Napoli, alle 23 ho deciso che quella di domenica sera 27 maggio 2012 sarebbe stata la prima volta che avrei ripreso un taxi a Napoli dopo anni (almeno 4).

Riconosco di essere pieno di pregiudizi verso i tassisti. Non hanno certo una buona fama in città: quando possono, t’ fann’ fess’!

Ma non mi sono fermato alla pura speculazione intellettuale. Vista la mia “ingordigia arancione” ho pensato che sarebbe stata l’occasione di sperimentare la famosa tariffa predeterminata a 6 euro da qualche mese proposta dal Comune. Via S. Teresa – dove abito – rientra nell’area, la tariffa è valida 24 ore su 24 tutti i giorni della settimana.

Beh, tomo tomo sono salito sul taxi libero e ho richiesto la tariffa predeterminata.

Il tassista in grande imbarazzo mi ha fatto capire (chiamando anche un collega, gentile) che per loro domenica non conviene proprio la tariffa predeterminata, perché il tassametro partirebbe già da € 5,50… Domenica non è valida la tariffa, etc etc.

Vi lascio immaginare che non ho mollato, (“La tariffa è valida anche di domenica! C’è scritto!”; “Ma se fossi stato turista che immagine davamo della nostra città!”, etc etc.) ma dopo 2 minuti di discussione ho ceduto: “Va bene, andiamo a tassametro”. Vedevo in quell’uomo una persona per bene con cui avrei potuto parlare strada facendo di tutto il “bordello” che sta dietro queste nuove tariffe.

Beh, la situazione si è palesata da subito ingarbugliata: “Nessuno mi ha mai chiesto la tariffa predeterminata finora (da 3 mesi), lei è il primo; il Comune non ci ha dato ancora le ricevute ad hoc per questa tariffa predeterminata; due volte al mese dobbiamo stare a casa perché c’è turnazione visto che siamo 2800 tassisti solo a Napoli e perdiamo soldi; l’assicurazione per i taxi è quasi il doppio di quella normale; le cooperative di tassisti si sono accordate con il comune ma non ci rappresentano, etc etc…”

Io ribattevo che dovevano fare la loro lotta se non erano d’accordo ma che non potevano rifiutarsi di applicarla ora, visto che è ufficiale e concordata; anche senza blocchetto ricevute potevano usare quello classico, mica è un problema?

Insomma, altro che Maria Filippi!

Mi sono fermato un attimo a pensare. Ho capito dopo un po’ che tutti e due, in un modo o nell’altro, eravamo sulla stessa barca. Erano due disagi che parlavano, e non credevo di essere in grado di capire quello altrui. “Io ho due figli, se tutti mi chiedessero la tariffa predeterminata, cosa porto casa, cosa gli faccio mangiare?”. “Se vogliono mettere la tariffa predeterminata per la ZTL devono consentirci di andare veloci, di non imbottigliarci nel traffico.”

Attenzione! La cosa cominciava a diventare molto interessante…

Il tassista continua: “I napoletani si devono mettere in testa che non possono utilizzare sempre l’auto! Qui dovrebbero passare solo Autobus, taxi e biciclette!”. E ancora: “Ognuno pensa al suo interesse in questa città ma non capiscono che l’auto costa, costa la benzina, l’assicurazione, la manutenzione! Meglio il taxi!” – “Se vogliono cambiare questa città devono farla diventare tutta una grande ZTL e migliorare tutti i trasporti pubblici!”.

Non credevo alle mie orecchie. Molti miei amici lo avrebbero tacciato di utopia o ingenuità (le classiche accuse che a volte ricevo pure io! ^_^).

Eppure, anche se con qualche “forzatura”, il tassista “ecologista” pro domo sua stava dicendo quello che pensavo pure io… Miracolo! E’ proprio vero: “non tutto è ciò che sembra”.

Eravamo oramai arrivati a Via S. Teresa, di frontre al portone di casa mia. Il tassametro segnava 8 euro e 50. Mi dice “Voglio offrirti un caffè” e mi restituisce i 2 euro e 50. Alla fine s’è preso 6 euro. Abbiamo continuato a parlare in auto per altri 5 minuti. Ci siamo regalati il tempo a vicenda…senza nessun tassametro. Ho incontrato un vero signore. Gli ho detto di tornare a casa per salutare i figli. Mi ha risposto che già stavano dormendo… li avrebbe visti domani.

Domenica sera, distrutto, assonnato, ho imparato che i pregiudizi non aiutano mai a leggere la realtà, la semplificano pericolosamente. E Napoli non può più permettersi pregiudizi.

 

25 Aprile: Liberazione da chi???

Uè ué!

Rieccomi qua. Dopo una bellissima giornata passata fra il sole, il mare e gli aquiloni della nostra città. Il lungomare era uno spettacolo stamattina.

Oggi è un giorno speciale, un giorno che – a mio avviso – non è solo una commemorazione di un giorno di sole dopo un periodo buio della nostra recente storia, ma anche un faro, una bussola che ci può indicare anche a noi, oggi, in che direzione andare.

Beni comuni, rispetto dei luoghi, fratellanza, sostenibilità, legalità, cultura sono i satelliti che ruotano attorno al 25 aprile nell’anno 2012.

Ma stamattina, però, il mio 25 aprile è iniziato così come non avrei mai voluto. E mi ha fatto tanto riflettere sulla “direzione” che vogliamo prendere, che la nostra città deve prendere…

Uscito di casa nella storica quanto confusionaria Santa Teresa degli Scalzi per andarmi a prendere il pullmann per il lungomare ho avuto la fortuna di imbattermi in un bel corteo di bandiere, giovani ed adulti che offrivano all’aria dei bellissimi slogan in memoria del 25 aprile, per la libertà dal fascismo e dai fascismi tutti. Penso: “Bello! Avanti così! Coinvolgete la gente del posto, molti qui se lo ricordano ancora il 25 aprile 1945″.

Un gruppetto di 3 ragazzi (tra i 17 ed i 19 anni) si stacca dal corteo, armati di bombolette cominciano a sovrascrivere “Antifa” su una Croce celtica su di un muro di uno splendido palazzo Settecentesco di Via Santa Teresa.

Non ce l’ho fatta. “Ma che cazzo state facendo?”, gli ho detto. Intanto sopraggiungeva un ragazzo della mia età (poi rivelatosi commerciante della zona) con le mie stesse intenzioni. “State rovinando un muro di un palazzo per una scritta del cazzo!”.

I ragazzi proseguono e concludono la loro opera e rispondono “Noi stiamo solo cancellando!”. Intanto, il terzo (prima meno attivo), dice: “Facciamo una foto, dai!”.

Io dico: “Questo è un bene comune, è la nostra città!” Arriva una donna del corteo che li invita a riaggregarsi a loro, senza parola proferire sull’accaduto (né scuse, né nulla di nulla).

Il commerciante dice: “Eh, il giorno della liberazione! E quann’ ce’ liberamm’ ‘e chisti ‘cca???”

Quei ragazzi credevano di fare davvero politica, credevano che cancellando quella croce celtica col nero pece e firmandosi in rosso “Antifa” avrebbero ristabilito l’ordine GIUSTO delle cose. Credevano che quel gesto fosse un vanto, da fotografare, da riportare ai superiori come battaglia vinta in trincea, come se stessimo ancora in guerra con i fascisti… Mentre la gente comune, l’altro 99% delle popolazione in quel momento pensava che loro stessero SOLTANTO rovinando ancora di più un muro di un palazzo storico, erodendo l’arredo urbano di una via regale della più bella città del mondo, intaccando un patrimonio che è protetto dall’UNESCO, rovinando un bene comune.

Ecco: questa è la distanza che c’è fra i partiti e la gente comune, pura miopia. L’ho tastata oggi, con le mie mani. Questo è il pericolo che stiamo correndo. Chi fa politica deve imparare a capire DAVVERO i bisogni delle persone “comuni”, proseguire nelle proprie battaglie, sì, ma NON può avallare comportamenti di questo tipo. Non è SOLO questione di legalità fine a sé stessa, qui è questione che se vogliamo avere una città più bella, pulita, vivibile e vogliamo pagare meno tasse e vogliamo lamentarci di meno, dobbiamo imparare a rispettarla, innanzitutto. Perché non si sono armati di qualche soluzione chimica e di tanta paziaenza per poter davvero cancellare la scritta, SENZA firmare con la propria? Perché no? Avrebbero svolto un servizio, avrebbero tutelato un bene comune. La gente del posto li avrebbe ringraziati e, forse, avrebbero dato un nuovo senso al 25 aprile: di partecipazione, di speranza e di “adozione” degli spazi comuni. E, invece?

Invece, no. Qui la gara è a chi CONQUISTA il territorio, un territorio, che, però, fino a prova contraria, NON è di nessuno (né dei fascisti né dei comunisti) ma DI TUTTI. Qui ci si riempie la bocca di parole splendide (eguaglianza, fratellanza, rispetto, libertà) ma la mente e le mani vanno in una direzione diversa e partoriscono DANNI ENORMI. Questa sia chiama INCOERENZA.

E i loro “superiori? I grandi? Beh….i superiori (magari la donna che li ha “ricondotti” al corteo) li avrà rassicurati con un “Vabbè, questi non capiscono l’importanza del vostro gesto”. Magari quella donna avrà messo anche me fra “i fascisti del quartiere”, i qualunquisti che non possono capire….

Ed è questa la cosa che mi preoccupa di più: chi sta ai piani alti e deve dare l’esempio.

Quando avevo visto quel corteo colorato ero convinto che ne avrei voluto fare parte anch’io….Alla fine mi sono trovato a parlare col giovane commerciante…e credo di aver fatto bene. Almeno parlavamo la stessa lingua.

“Eh, il giorno della liberazione! E quann’ ce’ liberamm’ ‘e chisti ‘cca???”

Buona Liberazione a tutti.

Lorenzo

La politica è davvero nostra???

E’ da un po’ che ci penso.

Non è per niente facile fare politica, soprattutto per una persona nuova che rappresenta un partito/movimento nuovo e forse…persone nuove, che mai fino ad oggi avevano messo le mani in pasta.

E’ da mesi che Napoli è Tua ma anche i mini-esperimenti che sto provando a fare con “Il Quintale”, provano a delineare delle azioni congiunte da poter portare avanti. E’ da mesi, oramai quasi un anno, che si dice che si vuole essere protagonisti, che finalmente abbiamo noi il potere e dobbiamo sfruttarlo al meglio…. Abbiamo contatti con tanti consiglieri comunali ed assessori, come non mai. Eppure, non mi sembra che siano nate iniziative forti dalla base. O almeno non VEDO ancora POLITICA in senso stretto.

Cioè, la mi impressione è che la volontà degli attivisti è DAVVERO fortissima, costante ma, ahimé…mancano i mezzi, gli strumenti, la metodologia, l’approccio. Io non ho mai fatto attività partitica nella mia vita e non posso quindi nemmeno rimpiangere le rinomate odiate/amate “sezioni” di partito. Ma devo riconoscere che a me, consigliere di municpalità 5, manca tanto una “base” con la quale interagire davvero, costruire fianco a fianco petizioni, azioni, idee: perdere ore a scrivere un comunicato, distribuire volantini, attaccare manifesti. Non mi interessa che la base sia con statuto, atto costituitivo, presidente & Co. A me interessa che ci sia, qualunque essa sia. Ed in questo, pur con i tanti dubbi che mi pongo, il Movimento 5 Stelle, sembra funzionare ed un po’ li invidio e un po’ me ne dispiace.

E’ vero che coinvolgere nella politica attiva persone che hanno la propria vita (di lavoratrice, genitore, nonna, etc) non è facile: il tempo da dedicare è poco e non sempre conciliabile con le esigenze pretenziose della politica.

Allora mi chiedo: non avendo una base attiva (Napoli è Tua o Il Quintale) sono destinato a decidere da solo? Perché prima si dice che i politici sono sempre gli stessi, e quando si ha l’occasione per partecipare, per poter cambiare le cose, ci si tira indietro e si “delega” al rappresentante? Dove sono tutti quelli che in campagna elettorale, un anno fa, mi dicevano: “però se sali poi devi coinvolgermi”, “mi raccomando, confrontati sempre con noi prima di scegliere”, “ti saremo affianco”.

Nel mio caso il rappresentante NON vuole essere delegato, ma vuole coinvolgere. E’ il mio grande obiettivo che vorrei ottenere entro fine mandato e pensavo di ottenerlo già entro il primo anno di attività. Ma le cose non sono andate così.

Prima parliamo di crisi della rappresentnatività, poi appoggiamo un movimento lista civica che mette parte di potere nelle mani di persone nuove dicendo che saranno grimaldello per le nostre istanze e poi? E poi si delega di nuovo!!! Non mi trovo, non mi sembra coerente. Se davvero vogliamo essere artefici del nostro futuro nella nostra municipalità dobbiamo coinvolgere e farci coinvolgere, altrimenti perdiamo il treno.

Ora, io continuo a provarci. Ho pubblicato sulla mia pagina FB – Consigliere un sondaggio sulle priorità da trattare con AZIONI PRATICHE nella nostre Municipalità. E’ un ulteriore possibilità che abbiamo per FARE POLITICA VERA.

La politica è davvero nostra???

Buona Pasqua,

Lorenzo

 

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